venerdì 29 luglio 2011

Facebook: alcuni dettagli da non sottovalutare


Esistono alcuni side-effects derivanti dall’uso (e dal non uso) di facebook dei quali si parla poco pur essendo sotto gli occhi di tutti: potenziali rischi per la riservatezza di chi non è iscritto al social network, impostazioni sulla privacy un po’ “ambigue” ed effetti collaterali in cui potreste incorrere rifiutando un’ amicizia.
James, I think your cover's blown!
Creative Commons License photo credit: laverrue
Anche se non siete iscritti, facebook conosce molte cose sul vostro conto. Non ci credete?
Uno studio condotto da alcuni studenti del MIT ha dimostrato come sia possibile, analizzando la rete di amicizie di una persona, dedurre con buona approssimazione molti particolari sul suo conto quali orientamento sessuale, politico e religioso.
Non è forse vero, ad esempio, che la vostra età è prossima a quella della maggior parte dei vostri contatti?
L’attitudine dell’uomo a frequentare i propri simili non è una novità, ma se vi state chiedendo come facebook possa venire a conoscenza di chi sono i vostri amici pur non essendovi mai iscritti, probabilmente non sapete che durante il setup di un account il social network invita ad importare i contatti da altre applicazioni (mail, instant messaging, skype): se il vostro indirizzo è nelle rubriche di altri, la frittata è fatta. Poichè non è il reale interessato ad aver fornito l’ indirizzo, facebook non è tenuto a chiedere alcun permesso per usarlo o teoricamente rivenderlo.
Murat Kantarcioglu, professore presso l’Università del Texas a Dallas ed un suo studente sono stati tra i primi a verificare su larga scala quanto affermato dal MIT, analizzando 167.000 profili e circa 3 milioni di “amicizie”: i due attualmente lavorano per facebook.
Continuiamo con una “svista” che i programmatori di facebook farebbero bene a tener presente.
Le impostazioni sulla privacy consentono di non visualizzare sul nostro profilo i gruppi o gli eventi ai quali decidiamo di aderire.
Ogni gruppo ha delle impostazioni, quali titolo e visibilità, che solo il proprietario può modificare.
Emblematico è il caso di alcuni gruppi nati all’indomani del terremoto in Abruzzo, che dopo aver raggiunto un cospicuo numero di sostenitori cambiarono nome in favore di una causa meno nobile: "sosteniamo silvio berlusconi "
Per evitare il ripetersi di tali episodi, se oggi un amministratore cambia il nome del proprio gruppo, una notifica giunge a tutti gli iscritti.
Non si può dire lo stesso quando un gruppo privato diventa pubblico.
Un amministratore poco attento, potrebbe creare un gruppo privato e renderlo successivamente pubblico: i motori di ricerca in breve tempo indicizzerebbero la lista degli iscritti, le conversazioni degli utenti, video, link e fotografie.
L’ultima “anomalia” che vorrei segnalarvi riguarda il flusso di notizie in homepage.
E’ inquietante che qualcuno dietro ad uno schermo possa stare ore ed ore a seguire gli aggiornamenti di altri.
Tutto sommato però, se scriviamo un commento siamo ben consapevoli che i nostri amici lo leggeranno: ma se non dovessero leggerlo solo loro?
Quando rifiutiamo un’amicizia, di fatto comunichiamo a facebook che non vogliamo mostrare il nostro profilo ad una certa persona. Costui però, per il solo fatto di aver “mostrato interesse” verso di noi, inizierà a vedere il nostro stato personale (che di default è visibile a tutti), nel suo flusso di notizie.
Concludendo, è bene ricordare che facebook  è un’infrastruttura molto complessa: 400 milioni di utenti e diverse centinaia di componenti che interagendo possono lasciare uno spiraglio aperto al malintenzionato di turno.
E` vero che le impostazioni di facebook possono trarre in inganno l’utente poco attento, ma faremmo bene a non dimenticare mai che facebook non è un ente di beneficenza, bensì un’azienda che guadagna grazie ai dati personali dei suoi utenti!
Forse è per questo che le impostazioni di default non sono poi così restrittive?
I più paranoici tra noi lo sanno bene, tutto ciò che arriva in rete smette di appartenerci.
“Impostazioni sulla privacy”, “Gruppi di amici” o “Regole di pubblicazione” sono solo palliativi. Vale la solita vecchia massima: “se vuoi che una cosa resti segreta, tienila per te!”

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